• GLI IMPEGNI INTERNAZIONALI PER LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA:
Nel 2008 è iniziato il primo periodo di impegno per i paesi Allegato I che aderiscono al protocollo di Kyoto, ma già si sta pensando a come gestire il problema della scadenza del primo periodo di impegno, cioè dopo il 2012 e a come coinvolgere i paesi che sono ancora su posizioni critiche.
L’utilizzo dello strumento del Protocollo di Kyoto, da molti giudicato insufficiente, ha avuti almeno il pregio di coinvolgere gran parte della comunità internazionale e di definire primi impegni di riduzione per i paesi più ricchi, i paesi industrializzati, responsabili storicamente della maggior parte delle emissioni gas serra. Tuttavia, pur essendo il primo strumento messo in atto per raggiungere gli obiettivi della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici, presenta dei punti di debolezza che non potranno essere ignorati nella messa a punto del processo post Kyoto.
Questo era l’obiettivo più importante in agenda alla conferenza di Bali, svoltasi dal 3 al 15 dicembre 2007.
A fronte di un rischio iniziale di rottura e svilimento a livello internazionale del processo negoziale, visti i risultati finali si può parlare complessivamente di un bilancio positivo. I passi avanti riguardano:
  • l’adozione della “Bali Roadmap”, cioè dell’avvio di un processo negoziale da concludersi a Copenhagen nel dicembre 2009, con la definizione di nuovi impegni post 2012;
  • l’adesione alla Roadmap da parte degli Stati Uniti e dei Paesi ad economia emergente quali Cina ed India;
  • la definizione di meccanismi per attuare il trasferimento tecnologico, l’assistenza e il relativo impegno finanziario dei paesi sviluppati verso i Paesi ad economia emergente ed in via di sviluppo.
Nonostante la natura giuridica e le decisioni adottate alla Conferenza di Bali non siano state definite in maniera unanime ed esplicita, tra i progressi più importanti vi sono: il riconoscimento del IV Rapporto IPCC sui cambiamenti climatici come lo studio scientifico più autorevole sulla scienza dei cambiamenti climatici e l’istituzione di un Ad Hoc Working Group on Long-term Cooperative Action under the Convention, con lo scopo di avviare un processo di cooperazione tra le parti in tempi relativamente brevi.
Il Working Group terminerà il proprio lavoro nel 2009 e terrà il proprio primo incontro entro aprile 2008. Questo permetterà di prendere una decisione sul processo post-Kyoto alla Conferenza delle Parti di Copenaghen nel 2009.
In tutto il processo l’Unione europea ha sempre assunto una posizione di primo piano a livello mondiale e su queste basi si inquadra l’impegno assunto con la messa a punto di una strategia e di un pacchetto di proposte e obiettivi.
  • VERSO I NUOVI OBIETTIVI EUROPEI AL 2020:
Il 2007 è stato un anno importante per la politica comunitaria in materia di clima ed energia. La riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e la necessità di muoversi verso una energia sicura, sostenibile e competitiva sono state riconosciute come sfide strategiche per l’Unione e messe al centro del suo programma politico. Si è riconosciuta la loro importanza ai fini della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione e il ruolo primario che devono rivestire anche nelle relazioni dell’Europa con i suoi partner in tutto il mondo.
Un passo fondamentale in questo percorso è stato segnato dall’accordo politico raggiunto in occasione del Consiglio Europeo di primavera dell’8-9 marzo 2007, quando sono stati decisi obiettivi precisi ed ambiziosi in merito alla riduzione delle emissioni di gas serra e la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.
In particolare, gli impegni assunti dal Consiglio europeo al 2020 prevedono per l’insieme dei Paesi dell’Unione:
  • un taglio delle emissioni di gas serra del 20%;
  • un risparmio dei consumi energetici del 20% rispetto alle proiezioni per il 2020;
  • un obiettivo vincolante del 20% di energia da fonti rinnovabili sul totale dei consumi energetici dell'Unione;
  • un obiettivo vincolante del 10% di biocarburanti sul totale dei consumi di benzina e gasolio per autotrazione dell'Unione.
Si tratta evidentemente di obiettivi che si rinforzano vicendevolmente nel quadro di un percorso verso un’economia a basso livello di emissioni. Tali impegni sono stati recentemente tradotti in proposte concrete la cui adozione da parte del Consiglio e del Parlamento europeo è prevista entro la fine del 2009.
Le proposte costituiscono il cosiddetto pacchetto clima che comprende:
  • una proposta di direttiva per la modifica della direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione dei gas a effetto serra;
  • una proposta di decisione concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra nei settori non ETS;
  • una proposta di direttiva sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili;
  • una proposta di direttiva relativa alla disciplina giuridica della cattura e dello stoccaggio del carbonio.
Nel dicembre del 2007, peraltro, la Commissione aveva presentato una proposta di regolamento per portare le emissioni medie del parco macchine venduto in Europa a 120 g/km percorso.
Sempre il 23 gennaio scorso la Commissione ha poi presentato:
  • una Comunicazione di presentazione dell’intero pacchetto clima, in cui si annuncia anche la revisione della disciplina degli aiuti di Stato per la tutela ambientale;
  • una Comunicazione sulla valutazione dei Piani nazionali d'azione per l'efficienza energetica;
  • una Comunicazione, sulla promozione delle attività di dimostrazione su ampia scala delle tecnologie per la cattura e il confinamento della COCCS, ad integrazione della proposta di direttiva sullo stoccaggio geologico della CO2.
Nel dicembre del 2007, peraltro, la Commissione aveva presentato una proposta di regolamento per portare le emissioni medie del parco macchine venduto in Europa a 120 g/km percorso.
  • PROPOSTA DI DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO SULLA PROMOZIONE DELLE FONTI RINNOVABILI:
Obiettivo
Definire un quadro comune per il conseguimento degli obiettivi vincolanti di incremento delle fonti rinnovabili di energia nei consumi finali e nei trasporti concordati dal Consiglio europeo nel marzo 2007. Per ciascuno Stato membro, accanto ad un obiettivo generale da conseguirsi entro il 2020, la proposta determina anche una traiettoria indicativa di incremento, segnata da obiettivi minimi intermedi. Il punto di partenza della traiettoria è stato individuato nel 2005, trattandosi dell'anno più recente per il quale si dispone di dati affidabili sulle quote di energia da fonti rinnovabili. Per l’Italia la proposta prevede un obiettivo generale al 2020 pari al 17%. Per il settore dei trasporti la proposta fissa unicamente l’obiettivo al 2020, uguale per ciascuno Stato membro e pari al 10% del consumo finale nazionale nel settore dei trasporti.
La proposta definisce inoltre norme in materia di garanzia di origine, procedure amministrative, connessioni alla rete elettrica, criteri di sostenibilità ambientale per biocarburanti e gli altri bioliquidi.
Target
Per tradurre l’obiettivo comunitario del 20% in obiettivi individuali per ciascuno Stato membro, garantendo un’allocazione equa ed equilibrata, la Commissione ha considerato diverse variabili, tra cui il livello attuale di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, i potenziali raggiungibili, il mix energetico e tecnologico di ciascuno Stato membro. La metodologia utilizzata per determinare i target prevede che la metà dello sforzo aggiuntivo richiesto per arrivare dalla situazione attuale al 20% di rinnovabili al 2020 sia sostenuta in parti uguali dagli Stati membri, mentre l’altra metà sia attribuita proporzionalmente al PIL pro capite. I target sono poi rivisti per tener conto degli sforzi già effettuati da alcuni Stati membri per incrementare la propria quota di fonti rinnovabili. L’incremento di energia da fonte rinnovabile nei consumi finali dovrà essere calcolato come la somma delle seguenti voci:
  • elettricità;
  • riscaldamento e climatizzazione estiva;
  • trasporti.
La proposta della Commissione lascia liberi gli Stati membri di determinare il contributo dei singoli settori al raggiungimento dell’obiettivo finale, salvo l’obbligatorietà del raggiungimento di un contributo di almeno il 10% di energia da fonte rinnovabile rinnovabile nel settore trasporti.
Piani d’azione nazionali
Ogni Stato membro deve adottare un Piano di azione nazionale che fissi gli obiettivi per la quota di energia da fonti rinnovabili da conseguire nei vari settori e le misure da adottare per raggiungerli. Il Piano d’azione deve essere presentato alla Commissione entro il 31 marzo 2010, in modo da consentire un’efficace verifica dei risultati.
Lo Stato membro che non rispetti gli obiettivi minimi indicati nella traiettoria indicativa per il biennio precedente, dovrà presentare un nuovo Piano di azione nazionale alla Commissione entro il 30 giugno dell'anno successivo, prevedendo adeguate misure per assicurare il rispetto della traiettoria negli anni successivi.
Garanzia di origine
Al fine di ridurre i costi di adeguamento agli ambiziosi obiettivi comunitari, la proposta di direttiva prevede la possibilità per gli Stati membri di dimostrare il rispetto del proprio obbligo anche attraverso l’acquisto di garanzie di origine rilasciate in altri Stati membri. Le garanzie di origine sono certificati elettronici rilasciati dall’Autorità competente di ciascuno Stato membro, che attestano la produzione di energia da fonte rinnovabile. Il rilascio di tali garanzie può essere richiesto dai produttori di elettricità rinnovabile e dai fornitori di servizi energetici, di riscaldamento o raffreddamento da fonti energetiche rinnovabili, con impianti di capacità minima pari a 5 MWth. Ogni garanzia di origine corrisponde ad un quantitativo standard di 1 MWh. Il sistema che la proposta di direttiva si propone di creare consentirebbe di concentrare gli investimenti in fonti rinnovabili in quelle zone dell’Unione dove la produzione è più efficiente: secondo i calcoli effettuati dalla Commissione un sistema siffatto ridurrebbe tra 2 e 8 miliardi di euro la spesa richiesta per raggiungere l'obiettivo comunitario.
Criteri di sostenibilità ambientale per i biocarburanti
Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, la proposta della Commissione lascia liberi gli Stati membri di determinare il contributo dei singoli settori al raggiungimento dell’obiettivo finale, ma richiede che almeno il 10% dell’energia finale nel settore trasporti provenga da fonti rinnovabili.
Per poter concorrere al conseguimento di tale obiettivo, i biocarburanti devono rispettare determinati criteri di sostenibilità ambientale relativi alle riduzioni minime di gas ad effetto serra, alla conservazione della biodiversità e degli stock di carbonio nel terreno ed alla limitazione dei cambiamenti di destinazione dei suoli. Tali requisiti si applicheranno non solo ai biocarburanti prodotti all’interno dell’Unione ma anche a quelli importati. È infatti prevista la possibilità di conseguire l’obiettivo nazionale ricorrendo alle importazioni da paesi terzi a condizione che vengano rispettati i requisiti di sostenibilità ambientale.
  • LA SITUAZIONE DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA IN ITALIA:
L’Italia è il terzo paese emettitore dell’EU-27. Rispetto agli obiettivi da ottemperare, Italia deve ridurre le proprie emissioni serra (GHG) nel periodo 2008 - 2012 del 6,5% rispetto ai livello del 1990 mentre, rispetto allo stesso anno, si rileva nel 2005 un aumento del 12,13%. Sebbene gli impegni internazionali derivanti dalla ratifica del Protocollo di Kyoto impongano all’Italia il rispetto di ben definiti obiettivi di riduzione dei gas serra, nel periodo considerato 1990-2005, ad esclusione dei primi anni novanta, in cui si verifica una leggera riduzione delle emissioni GHG, si registra un aumento delle emissioni.
Andamento delle Emissioni Nazionali e PIL
Andamento delle Emissioni Nazionali e PIL
Di lato vengono riportati i trend delle emissioni dall’anno base di riferimento 1990 fino al 2005, anno di riferimento per i nuovi obiettivi al 2020. Diversa è la situazione per gli anni 2006-2007, in cui si verifica una diminuzione del trend di emissioni. Nel 2006 le emissioni diminuiscono dell’1% e le stime per il 2007 prevedono riduzioni dello stesso ordine di grandezza, rispetto al 2006. La novità consiste nel fatto che mentre nel periodo 2003-2005, le emissioni aumentavano in una fase di stagnazione economica, nel 2006-2007 le emissioni tendono a ridursi in una fase di ripresa economica. I motivi di questa variazione di tendenza, presentano sia degli aspetti congiunturali, dovuti a condizioni climatiche più miti e quindi minori consumi per il riscaldamento invernale e ad un aumento del costo dell’energia, sia ad aspetti più strutturali, dovuti agli effetti delle misure di risparmio energetico introdotte e anche probabilmente ad un più attento atteggiamento degli utenti finali.
  • L'IMPEGNO NAZIONALE DI RIDUZIONE DI GAS SERRA AL 2008-2012:
Per valutare lo stato di attuazione del protocollo di Kyoto si fa riferimento ai dati pubblicati nella Quarta Comunicazione Nazionale inviata alla Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), preparata da ENEA, APAT e IPCC – National Focal Point, per il Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare. Nella valutazione si tiene conto dei dati a consuntivo del 2005, di uno scenario di riferimento al 2010 e della valutazione del quadro delle politiche e misure, messe in atto a livello nazionale. Lo scenario tendenziale definito a partire dal 2005 tiene conto dei dispositivi legislativi e normativi decisi e operativi fino a quella data. In particolare, dei nuovi impianti a ciclo combinato, delle misure di efficienza energetica relative ai certificati bianchi del luglio 2004 e parzialmente delle misure di incentivazione delle fonti rinnovabili legati al sistema dei certificati verdi. Per la valutazione delle politiche e misure si tiene conto della metodologia internazionale che individua le misure in “implemented” (decise e operative), “adopted” (decise e non operative) e “planned” (misure allo studio).
Distanza dall'obiettivo di Kyoto (Mt CO2 eq)
Distanza dall’obiettivo di Kyoto (Mt CO2 eq)
Considerando le emissioni all’anno di riferimento, 1990, pari a 516,85 MtCO2eq l’obiettivo individuato per l’Italia dal Protocollo risulta pari a 483,26 MtCO2eq. Tenendo conto dello scenario tendenziale al 2010 pari a 587,0 MtCO2eq la distanza da colmare per raggiungere l’obiettivo risulta pari a 103,7 MtCO2eq.
Le misure decise e operative (implemented) individuate per colmare la distanza dall’obiettivo contribuiscono alla riduzione di gas serra per 7,4 MtCO2 eq.
L’insieme delle misure “adopted” e “planned” (decise ma non ancora operative e allo studio) risultano pari a 16,54 MtCO2 eq. A queste bisogna aggiungere il contributo dell’assorbimento di carbonio (Sink) pari a 25,3 MtCO2 eq. La valutazione dell’apporto addebitato all’assorbimento di carbonio è stato valutato considerando la gestione forestale e l’afforestazione, quest’ultima considerando i due contributi: quello relativo alle piantagioni esistenti e alle possibili nuove piantagioni.
Bisogna considerare inoltre gli effetti della direttiva 2003/87/CE (direttiva ETS), recepita con decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 216, la quale prevede che gli Stati membri debbano stabilire limiti assoluti alle emissioni di gas ad effetto serra provenienti da alcune tipologie di siti produttivi. Il campo d’applicazione copre le emissioni di CO2 provenienti da attività energetiche, produzione e trasformazione di metalli ferrosi, industria dei prodotti minerari, produzione di pasta per carta, carta e cartoni. L’assegnazione delle quote di emissione viene fatta relativamente ai due periodi 2005-2007 e 2008-2012, attraverso un meccanismo di rilascio gratuito. Il Piano di Assegnazione italiano nel primo periodo 2005-2007 (PNA1) , è stato sviluppato in un contesto tale da non penalizzare la competitività italiana. L’assegnazione delle quote di CO2 per il primo periodo è stata fatta sulla base dei tassi di crescita previsti al 2010, fatta eccezione per alcuni settori, e sulla base delle emissioni settoriali del 2000. La quantità media assegnata, per il primo periodo è di 223,11 MtCO2.
Di interesse particolare per la riduzione della distanza dall’obiettivo di Kyoto risulta il Piano di assegnazione del secondo periodo (PNA2), le cui quote sono riportate nella tabella sottostante. La quantità media assegnate è di 201,63 MtCO2, di cui 16,93 MtCO2 da attribuire agli impianti nuovi entranti.
  2008-2012
[Mt CO2]
Quantità assegnata agli impianti esistenti 184,70
Quantità media annua riservata agli impianti “nuovi entranti” 16,93
Quantità totale di quote assegnate 201,63
La ripartizione della quantità totale di quote assegnate è stata effettuata seguendo i criteri individuati nel secondo PNA e tenendo conto dell’esposizione dei settori alla concorrenza internazionale. Per “PNA2 consolidato + allargamento campo di applicazione” si intende l’assegnazione effettuata tenendo conto degli impianti di combustione addizionali, dei miglioramenti della qualità dei dati a seguito del processo di consolidamento della base dati e dell’aggiornamento della classificazione degli impianti nei diversi settori.
Rispetto al secondo PNA le variazioni riguardano il settore degli altri impianti di combustione e nel settore della produzione e trasformazione dei metalli ferrosi. La variazione della riserva per gli impianti nuovi entranti è dipesa dalle correzioni avvenute nella fase di consolidamento del secondo PNA.
Le riduzioni hanno riguardato il settore termoelettrico, ad eccezione degli impianti CIP6, di quelli cogenerativi e degli impianti di teleriscaldamento e il settore della raffinazione. Per quanto riguarda il settore dei metalli ferrosi, la riduzione è stata effettuata solo per gli impianti di produzione di elettricità asserviti alle acciaierie e alimentati da gas siderurgici..
Per evitare problemi di doppio conteggio, il contributo dei settori ETS è stato stimato a 13,2 MtCO2 eq. per anno. Questa stima tiene conto delle osservazioni fatte dalla Commissione Europea, condizionanti l’accettazione del piano.
Considerato che la distanza complessiva dall’obiettivo è pari a 103,7 MtCO2 eq e che il contributo delle misure fin qui elencate è valutabile in 62,49 MtCO2 eq, rimane ancora da colmare una distanza pari a 41,21 MtCO2 eq.
Per contribuire a ridurre questa ulteriore distanza si è ipotizzato un ricorso all’uso di meccanismi flessibili pari a 20,75 MtCO2 eq. ( di cui 3,42 già decisi e operativi), pari al 20% della distanza complessiva come da indicazioni governative.
Tenendo conto dei contributi complessivi esposti, le emissioni al 2010 rispetto l’anno 1990 risultano pari a – 2,5 % per un valore del gap rimanente di 20,5 MtCO2 eq.
Politiche misure per raggiungere l'obiettivo di Kyoto (Mt CO2 eq)
Politiche misure per raggiungere l’obiettivo di Kyoto (Mt CO2 eq)
  • VALUTAZIONI DI IMPATTO PER L'ITALIA:
Il valore delle emissioni totali di gas serra sono stimate al 2020 pari a 623 MtCO2 eq, con un aumento pari a 107 MtCO2 eq (+ 20,6%) rispetto al 1990. La valutazione delle politiche e misure, decise e operative, decise ma non operative e allo studio, porta ad una riduzione intorno alle 145 MtCO2 eq. Tale valore non tiene conto dell’apporto aggiuntivo dei sink oltre il 2010 e dei meccanismi flessibili. Considerando tali valori si avrebbe una riduzione di gas serra al 2020 del 7,4% rispetto al 1990.
Emissioni italiane di GHG al 2020
Emissioni italiane di GHG al 2020
Ai fini di una valutazione degli effetti dell’obiettivo nazionale del -13% proposto dalla Commissione Europea, è necessario disporre di una metodologia condivisa per la ripartizione degli effetti diretti ed indiretti delle politiche e misure nei settori ETS e non ETS. Inoltre è necessario avere degli scenari emissivi al 2020 disaggregati per i due settori.
L’obiettivo del 13% di riduzione al 2020 rispetto al 2005, tenendo conto degli ultimi dati di emissioni complessive e delle emissioni certificate ETS, è pari a 306 MtCO2 eq.
Per poter dare una valutazione dell’impegno nazionale per il raggiungimento di tale obiettivo, è necessario poter disporre di scenari tendenziali al 2020 disaggregati in particolare per i settori non ETS. Allo stato attuale sono in fase di studio scenari disaggregati che tengano conto della novità apportata dalla suddivisioni degli obiettivi europei suddivisi in settore ETS e non ETS. Per effettuare comunque una valutazione di massima si può ipotizzare una costanza della ripartizione delle emissioni tra i due settori.
Considerando lo scenario ufficiale di emissioni di gas serra complessive al 2020 della IV Comunicazione Nazionale si ottiene per i settori non ETS un valore di emissioni pari a circa 380 MtCO2 eq. Questo comporta una distanza dall’obiettivo pari a 73 MtCO2 eq.
Una prima valutazione degli effetti del quadro delle politiche e misure nei settori non ETS, è stata effettuata con una metodologia che tiene conto degli aspetti del doppio conteggio e della sovrapposizione degli effetti, ma che è ancora in fase di approfondimento e omogeneizzazione a livello europeo. I risultati portano ad una riduzione di gas serra pari 65 MtCO2 eq.
L’analisi effettuata indica che il 30% di queste misure si possono considerare acquisite (cioè misure decise e operative e misure decise ma non ancora operative), mentre il rimanente 70% riguarda misure allo studio.
Il gap da colmare in base a tali valutazioni risulta pari a circa 8 MtCO2 eq. Questo senza tenere conto dell’apporto aggiuntivo dei sink oltre il 2010 e dell’eventuale utilizzo dei meccanismi flessibili.
  • RISPARMIO PRODUZIONE CO2:
L'anidride carbonica è uno dei principali gas responsabili dell'effetto serra perché trattiene il calore del Sole e se è presente in atmosfera sopra a una certa concentrazione provoca un surriscaldamento della Terra. La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera non è mai stata così alta negli ultimi 400000 anni e continua a crescere a grande velocità. Le ultime rilevazioni dell'osservatorio di Mauna Loa (Hawaii, 2004) indicano una concentrazione di CO2 in atmosfera di 378 ppm (parti per milione). L'incremento di concentrazione è da imputarsi principalmente alle emissioni di CO2 dovute alle attività umane e sopratutto all'uso dei combustibili fossili.
Le tabelle seguenti hanno lo scopo di illustrare la quantità di anidride carbonica (CO2) che si evita di immettere in atmosfera utilizzando fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e calore. La diminuzione della produzione e dell'immissione di anidride carbonica nell'ambiente è l'obiettivo del Protocollo di Kyoto a cui aderiscono oltre 160 paesi di tutto il mondo tra cui molti paesi dell'Unione Europea e l'Italia (Piano Nazionale d'Assegnazione) attraverso la Direzione per la protezione internazionale dell'ambiente (PIA).
SOLARE TERMICO PER LA PRODUZIONE ACS
Tipologia di impianto Consumo Kwh pro-capite giorno Kg CO2 Prodotta Consumo famiglia 4 persone Kwh giorno Kwh CO2 Prodotta
Scaldabagno Elettrico 1,94 1,13 7,76 4,50
Scaldabagno + Solare Termico integra 60% caldaia a gas 0,78 0,45 3,12 1,81
Caldaia a gas 2,18 0,44 8,72 1,74
Scaldabagno + Solare Termico integra 50% caldaia a gas 0,87 0,17 3,48 0,70
I kg di CO2 annua evitati sono 998 in caso di utilizzo di scaldabagno elettrico + integrazione al 60% con Solare termico ACS. I Kg CO2 annua evitati sono 383 in caso di utilizzo di caldaia + integrazione al 60% con Solare termico ACS.
SOLARE TERMICO PER RISCALDAMENTO
% integrazione del riscaldamento Consumo medio Kwh/annuo mq appartamento Consumo annuo in KWh Kg C02 evitata per riscaladamento
20% 150 100 15000 3000
20% 150 150 22500 4500
30% 150 100 15000 3000
30% 150 150 22500 4500
40% 150 100 15000 3000
40% 150 150 22500 4500
50% 150 100 15000 3000
50% 150 200 30000 6000
A questi risparmi di CO2 vanno sommati anche i Kg di CO2 evitati per la produzione di ACS con l'ausilio del solare termico riportati nella tabella superiore.
FOTOVOLTAICO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA
Potenza insallata in kw ore funzionamento equivalente l'anno energia annua prodotta in Kwh KgCO2 evitata
1 1500 1500 870
1,2 1500 1800 1044
2 1500 3000 1740
3 1500 4500 2610
10 1500 15000 8700
20 1500 30000 17400
  • SMALTIMENTO DEI PANNELLI FOTOVOLTAICI:
I pannelli fotovoltaici a base di silicio sono classificati come rifiuti normali, come ogni apparecchiatura elettrica però dovrebbero rispondere alla normativa Rohs, e quindi non contenere più di una certa percentuale di Piombo o altri metalli classificati.
Lo smaltimento quindi non rappresenta un grosso problema per i materiali che costituiscono i moduli fotovoltaici, che sono il silicio (che costituisce le celle), il vetro (protezione frontale), fogli di materiale plastico EVA (protezione posteriore) e alluminio (per la cornice).
In generale, tutte le tecnologie utilizzate nei processi produttivi di moduli fotovoltaici implicano alcune ricadute ambientali che solo adeguati provvedimenti tecnici riescono a mitigare.
Una grande varietà di materiali, che risultano potenzialmente tossici e pericolosi, sono usati nell’industria fotovoltaica: in particolare sono sempre presenti elementi come i metalli (rame, piombo, gallio, indio, cadmio, tellurio) e che i processi produttivi consistano in lavorazione con agenti chimici.
Tipi di cella Materiale Rischio di incendio Tossicità
Cristallino Triclorosilano (SiHCl3) Alto quando esposto al calore o fiamma Moderata a seguito di ingestione o inalazione
Fosforo ossicloridrico (POCl3) Potenzialmente esplosivo in reazione con acqua Alta a seguito di ingestione o inalazione
Acido cloridrico (HCl)   Corrosivo
Amorfo Silano (SiH4) Facilmente infiammabile e con potere autoesplosivo Moderata a seguito di inalazione
Fosfina (PH3) Spontaneamente infiammabile Molto alta
Diborano (B2H6) Reazione violenta con aria e reazione con acqua che forma idrogeno potenzialmente esplosivo Alta
CIS Seleniuro di idrogeno (SeH2) Rischio incendio al calore ed alla fiamma, forma miscele esplosive con aria Altissima
CdTe Cadmio   Alta, sospetto cancerogeno
Fonte: Tillman (1995), Hynes (1994)
È evidente che il rilascio nell’ambiente (aria, suolo, acqua) di questi materiali è un evento prevedibile solo come risultato di un guasto o di un funzionamento anomalo della linea di produzione e che comunque aggiunge un rischio limitato per la salute pubblica. Lo stesso rischio che l’ambiente e l’uomo corre negli stabilimenti chimici dove sono utilizzate analoghe miscele tossiche o esplosive. La sostenibilità ambientale dell’utilizzo del fotovoltaico deve essere valutata non solo per le indubbie peculiarità non inquinanti (emissioni nocive ed acustiche nulle) ma anche sulla eco-compatibilità dello smaltimento a fine vita utile.
Questo problema si inserisce in uno ben più ampio che riguarda da un lato il riciclo e lo smaltimento di tutti i metalli che fanno parte della tecnologia fotovoltaica e dall’altro in un bilancio ambientale che vede, per esempio, il mercurio delle lampade fluorescenti valutato complessivamente in modo positivo.
Per il fotovoltaico, è questo un problema che risulta ancora aperto e non esistono ancora oggi metodi standardizzati espressamente pensati per i moduli fotovoltaici; la complessità per il fotovoltaico deriva dal fatto che il modulo è formato da moltissimi elementi di cui solo alcuni si presentano distinti e separabili con facilità (cornice, vetro, tedlar posteriore, polimeri della cassetta di terminazione, metalli delle terminazioni elettriche, ecc.).
In conclusione, presentiamo una tabella riassuntiva di quanto esposto, riguardo alle ricadute ambientali nell’utilizzo dell’energia solare fotovoltaica e alle soluzioni migliorative.
Potenziali ricadute ambientali Soluzioni migliorative
Rilascio di elementi e sostanze tossiche o pericolose per la salute personale durante il processo di fabbricazione delle celle o durante la vita del sistema - Adozione di tutte le precauzioni previste dalla legislazione vigente in materia di salute personale
- Ricerca di nuove soluzioni tecnologiche costruttive che mitighino i rischi potenziali
Occupazione di terreno e disturbo all’ecosistema nelle aree di terreno occupate dagli impianti - Scelta “ecologica” delle aree di posa con possibilità di ricostruzione all’ecosistema locale
- Uso polifunzionale del fotovoltaico: occupazione di superfici marginali (tetti, facciate, terrazzi, ecc.)
Impatto visivo con disturbo dell’armonia naturale - Rafforzamento del concetto di generazione distribuita
- Integrazione architettonica del fotovoltaico in edifici, arredo urbano, ecc.
Principali ricadute ambientali del fotovoltaico e soluzioni migliorative
Lo smaltimento ecocompatibile dei materiali avviene al termine del ciclo di vita dell'impianto: dopo i 30 anni.
>> segue Conclusioni
  • CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE:
Nel dicembre 2005 la MOP di Montreal ha iniziato le negoziazioni sugli impegni post 2012. Vista la complessità delle negoziazioni ed il fatto che queste non includono nuovi impegni per i Paesi non-Annex I è improbabile che venga raggiunto un accordo prima del 2009.
Sarà quindi opportuno che l’Unione europea nel frattempo fissi dei propri tetti post-2012 nel rispetto dell’impegno di riduzione delle emissioni del 20% entro il 2020 volontariamente assunto dal Consiglio europeo del marzo 2007. Tali tetti potranno poi essere rivisti una volta raggiunto un accordo internazionale.
Appare ad oggi probabile che, anche qualora venga raggiunto un accordo, questo non includa né i paesi non Annex 1, né Australia e Stati Uniti. In questo caso potrebbe risultare difficile fissare dei tetti di emissione stringenti per quei settori esposti alla concorrenza internazionale o anche eliminare il ricorso all’assegnazione gratuita di quote.
In questo caso, potrebbero essere prese in considerazione le seguenti ipotesi:
  • Accordi internazionali di settore, che coprano tutti i maggiori concorrenti e che mettano in atto delle politiche utili a riflettere i costi in termini di emissioni nei prodotti finali dei settori energivori quali l’alluminio, cemento ferro e acciaio e alcuni prodotti chimici. Anche nel settore della produzione elettrica sarebbe auspicabile un accordo a causa dei suoi impatti sui costi finali.
  • Border Tax Adjustments (BTAs): tasse all’importazione di prodotti dall’estero in concorrenza con quelli prodotti in regioni dove i costi associati al trading sono molto elevati.
  • Allocazioni basate sull’intensità o sulla produzione: I settori esposti alla concorrenza internazionale potrebbero ricevere dei permessi di emissione in proporzione alla loro produzione.
  • Aste dei permessi di emissione e reinvestimento delle entrate nei settori esposti alla concorrenza internazionale e/o a significativi aumenti dei costi (anche dell’energia).
  • Allocazione indiretta dei permessi: attribuzione gratuita dei permessi agli utilizzatori industriali esposti alla concorrenza internazionale (piuttosto che ai produttori) al fine di offrire una compensazione per l’aumento dei costi dell’energia.
  • Opt-out dei settori esposti alla concorrenza internazionale: tali settori potrebbero essere soggetti piuttosto ad altre misure quali: carbon tax (più semplice da compensare); regolamenti del tipo command and control (applicati indifferentemente a tutti i prodotti venduti a livello nazionale); supporto alla R&S nelle tecnologie di abbattimento delle emissioni.
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