L’Italia è il terzo paese emettitore dell’EU-27. Rispetto agli obiettivi da ottemperare, Italia deve ridurre le proprie emissioni serra (GHG) nel periodo 2008 - 2012 del 6,5% rispetto ai livello del 1990 mentre, rispetto allo stesso anno, si rileva nel 2005 un aumento del 12,13%. Sebbene gli impegni internazionali derivanti dalla ratifica del Protocollo di Kyoto impongano all’Italia il rispetto di ben definiti obiettivi di riduzione dei gas serra, nel periodo considerato 1990-2005, ad esclusione dei primi anni novanta, in cui si verifica una leggera riduzione delle emissioni GHG, si registra un aumento delle emissioni.
Andamento delle Emissioni Nazionali e PIL
Di lato vengono riportati i trend delle emissioni dall’anno base di riferimento 1990 fino al 2005, anno di riferimento per i nuovi obiettivi al 2020. Diversa è la situazione per gli anni 2006-2007, in cui si verifica una diminuzione del trend di emissioni. Nel 2006 le emissioni diminuiscono dell’1% e le stime per il 2007 prevedono riduzioni dello stesso ordine di grandezza, rispetto al 2006. La novità consiste nel fatto che mentre nel periodo 2003-2005, le emissioni aumentavano in una fase di stagnazione economica, nel 2006-2007 le emissioni tendono a ridursi in una fase di ripresa economica. I motivi di questa variazione di tendenza, presentano sia degli aspetti congiunturali, dovuti a condizioni climatiche più miti e quindi minori consumi per il riscaldamento invernale e ad un aumento del costo dell’energia, sia ad aspetti più strutturali, dovuti agli effetti delle misure di risparmio energetico introdotte e anche probabilmente ad un più attento atteggiamento degli utenti finali.
Per valutare lo stato di attuazione del protocollo di Kyoto si fa riferimento ai dati pubblicati nella Quarta Comunicazione Nazionale inviata alla Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), preparata da ENEA, APAT e IPCC – National Focal Point, per il Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare. Nella valutazione si tiene conto dei dati a consuntivo del 2005, di uno scenario di riferimento al 2010 e della valutazione del quadro delle politiche e misure, messe in atto a livello nazionale. Lo scenario tendenziale definito a partire dal 2005 tiene conto dei dispositivi legislativi e normativi decisi e operativi fino a quella data. In particolare, dei nuovi impianti a ciclo combinato, delle misure di efficienza energetica relative ai certificati bianchi del luglio 2004 e parzialmente delle misure di incentivazione delle fonti rinnovabili legati al sistema dei certificati verdi. Per la valutazione delle politiche e misure si tiene conto della metodologia internazionale che individua le misure in “implemented” (decise e operative), “adopted” (decise e non operative) e “planned” (misure allo studio).
Distanza dall’obiettivo di Kyoto (Mt CO2 eq)
Considerando le emissioni all’anno di riferimento, 1990, pari a 516,85 MtCO2eq l’obiettivo individuato per l’Italia dal Protocollo risulta pari a 483,26 MtCO2eq. Tenendo conto dello scenario tendenziale al 2010 pari a 587,0 MtCO2eq la distanza da colmare per raggiungere l’obiettivo risulta pari a 103,7 MtCO2eq.
Le misure decise e operative (implemented) individuate per colmare la distanza dall’obiettivo contribuiscono alla riduzione di gas serra per 7,4 MtCO2 eq.
L’insieme delle misure “adopted” e “planned” (decise ma non ancora operative e allo studio) risultano pari a 16,54 MtCO2 eq. A queste bisogna aggiungere il contributo dell’assorbimento di carbonio (Sink) pari a 25,3 MtCO2 eq. La valutazione dell’apporto addebitato all’assorbimento di carbonio è stato valutato considerando la gestione forestale e l’afforestazione, quest’ultima considerando i due contributi: quello relativo alle piantagioni esistenti e alle possibili nuove piantagioni.
Bisogna considerare inoltre gli effetti della direttiva 2003/87/CE (direttiva ETS), recepita con decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 216, la quale prevede che gli Stati membri debbano stabilire limiti assoluti alle emissioni di gas ad effetto serra provenienti da alcune tipologie di siti produttivi. Il campo d’applicazione copre le emissioni di CO2 provenienti da attività energetiche, produzione e trasformazione di metalli ferrosi, industria dei prodotti minerari, produzione di pasta per carta, carta e cartoni. L’assegnazione delle quote di emissione viene fatta relativamente ai due periodi 2005-2007 e 2008-2012, attraverso un meccanismo di rilascio gratuito. Il Piano di Assegnazione italiano nel primo periodo 2005-2007 (PNA1) , è stato sviluppato in un contesto tale da non penalizzare la competitività italiana. L’assegnazione delle quote di CO2 per il primo periodo è stata fatta sulla base dei tassi di crescita previsti al 2010, fatta eccezione per alcuni settori, e sulla base delle emissioni settoriali del 2000. La quantità media assegnata, per il primo periodo è di 223,11 MtCO2.
Di interesse particolare per la riduzione della distanza dall’obiettivo di Kyoto risulta il Piano di assegnazione del secondo periodo (PNA2), le cui quote sono riportate nella tabella sottostante. La quantità media assegnate è di 201,63 MtCO2, di cui 16,93 MtCO2 da attribuire agli impianti nuovi entranti.
| |
2008-2012
[Mt CO2] |
| Quantità assegnata agli impianti esistenti |
184,70 |
| Quantità media annua riservata agli impianti “nuovi entranti” |
16,93 |
| Quantità totale di quote assegnate |
201,63 |
La ripartizione della quantità totale di quote assegnate è stata effettuata seguendo i criteri individuati nel secondo PNA e tenendo conto dell’esposizione dei settori alla concorrenza internazionale. Per “PNA2 consolidato + allargamento campo di applicazione” si intende l’assegnazione effettuata tenendo conto degli impianti di combustione addizionali, dei miglioramenti della qualità dei dati a seguito del processo di consolidamento della base dati e dell’aggiornamento della classificazione degli impianti nei diversi settori.
Rispetto al secondo PNA le variazioni riguardano il settore degli altri impianti di combustione e nel settore della produzione e trasformazione dei metalli ferrosi. La variazione della riserva per gli impianti nuovi entranti è dipesa dalle correzioni avvenute nella fase di consolidamento del secondo PNA.
Le riduzioni hanno riguardato il settore termoelettrico, ad eccezione degli impianti CIP6, di quelli cogenerativi e degli impianti di teleriscaldamento e il settore della raffinazione. Per quanto riguarda il settore dei metalli ferrosi, la riduzione è stata effettuata solo per gli impianti di produzione di elettricità asserviti alle acciaierie e alimentati da gas siderurgici..
Per evitare problemi di doppio conteggio, il contributo dei settori ETS è stato stimato a 13,2 MtCO2 eq. per anno. Questa stima tiene conto delle osservazioni fatte dalla Commissione Europea, condizionanti l’accettazione del piano.
Considerato che la distanza complessiva dall’obiettivo è pari a 103,7 MtCO2 eq e che il contributo delle misure fin qui elencate è valutabile in 62,49 MtCO2 eq, rimane ancora da colmare una distanza pari a 41,21 MtCO2 eq.
Per contribuire a ridurre questa ulteriore distanza si è ipotizzato un ricorso all’uso di meccanismi flessibili pari a 20,75 MtCO2 eq. ( di cui 3,42 già decisi e operativi), pari al 20% della distanza complessiva come da indicazioni governative.
Tenendo conto dei contributi complessivi esposti, le emissioni al 2010 rispetto l’anno 1990 risultano pari a – 2,5 % per un valore del gap rimanente di 20,5 MtCO2 eq.
Politiche misure per raggiungere l’obiettivo di Kyoto (Mt CO2 eq)